Punti traforati all'uncinetto - come scegliere il motivo giusto

Renata Longo

Renata Longo

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5 aprile 2026

Uncinetto con filato azzurro crea un motivo a **punti traforati uncinetto** con un bordo ondulato.

I motivi traforati all’uncinetto danno subito leggerezza, movimento e una sensazione di aria che cambia completamente la resa di un capo o di un accessorio. Qui trovi una guida pratica per capire quali punti conviene imparare per primi, come leggerli senza perdere il filo e come scegliere il traforo giusto per top, scialli, bordi e copricostumi.

Non mi fermo alla teoria: ti mostro anche dove questi motivi funzionano davvero, quali filati li valorizzano e quali errori li fanno sembrare rigidi o confusi. È il tipo di differenza che, su un lavoro finito, si vede subito.

In breve, il traforo funziona quando il vuoto è progettato bene

  • I fori non sono un effetto casuale: nascono da catenelle, salti di maglia e distribuzione precisa dei punti.
  • Il punto filet è il più facile da leggere, il punto rete è il più arioso, il salomone è il più elegante.
  • Il filato conta quasi quanto lo schema: cotone, lino, viscosa e mischie leggere si comportano in modo diverso.
  • Un campione di almeno 12 x 12 cm ti fa capire subito se il lavoro resta morbido o si chiude troppo.
  • Un uncinetto mezzo numero più grande può migliorare la caduta, ma solo se non perdi definizione.

Cosa rende traforato un punto e quando conviene sceglierlo

Per traforo intendo un motivo in cui il vuoto fa parte dello schema, non un difetto da correggere. In pratica, il disegno si costruisce con catenelle, salti di maglia, punti alti o bassi distribuiti con regolarità; il risultato finale dipende sia dalla geometria dei fori sia dalla tenuta del tessuto. Se vieni dalla maglia, pensa a un effetto lace più modulare: all’uncinetto ogni apertura nasce da una scelta precisa di punto.

Io lo scelgo quando voglio leggerezza visiva, freschezza e una superficie che lasci respirare il capo. Su una stola, una maglia estiva o un bordo decorativo il traforo aggiunge carattere senza appesantire. Su una borsa, invece, lo uso con più cautela: se il motivo è troppo aperto, il contenuto si vede e la struttura cede più facilmente.

Il punto chiave è questo: più il motivo è arioso, più bisogna controllare equilibrio e tensione. Un traforo ben riuscito non è “pieno di buchi”, ma ben distribuito, leggibile e coerente con l’uso finale.

Capito questo, ha senso guardare alle famiglie di punti che ricorrono più spesso e capire quale effetto danno davvero.

I motivi che uso per primo quando voglio un effetto arioso

Motivo Effetto Difficoltà Ideale per Attenzione principale
Punto filet Griglia regolare con quadrati pieni e vuoti Facile Pannelli, tende leggere, borse, inserti decorativi Con filati grossi può diventare rigido
Punto rete o ajour Effetto molto aperto e leggero Facile-medio Top estivi, copricostumi, scialli morbidi Serve un bordo pulito per non deformarsi
Punto salomone Traforo lungo, elegante e fluido Medio Stole, sciarpe, capi con caduta morbida Le asole devono restare tutte simili
Punto picot Micro traforo decorativo, molto rifinito Facile Bordi, maniche, finiture leggere Non basta da solo per un tessuto intero
Punto incrociato Disegno dinamico con linee oblique Medio Cardigan, pannelli, pezzi decorativi Se stringi troppo, l’effetto si chiude

Se dovessi sceglierne uno solo per iniziare, io partirei dal punto filet quando voglio ordine e leggibilità, oppure da una rete semplice quando mi interessa soprattutto la leggerezza. Il salomone è più affascinante, ma richiede più costanza nella mano; il picot, invece, è perfetto come rifinitura, non come base portante.

Il motivo giusto non è quello “più bello in assoluto”, ma quello che regge il progetto che hai in mente. È una distinzione semplice, però evita molte delusioni quando il campione diventa capo finito.

Per passare dal disegno al lavoro vero, però, serve leggere bene lo schema e preparare il campione senza improvvisare.

Come leggere uno schema senza perdere il ritmo

Il multiplo non si improvvisa

Quasi tutti i trafori lavorano su multipli regolari di 2, 3, 4 o 6 punti, oppure su combinazioni più specifiche. Se lo schema chiede una base precisa, io non la “aggiusto” a occhio: quel quasi sempre che sembra innocuo, a fine lavoro, si vede. Le ultime colonne non tornano, il bordo sballa e il disegno perde simmetria.

Il campione va misurato da asciutto

Prima di iniziare un progetto serio preparo sempre un campione di almeno 12 x 12 cm. Lo misuro da asciutto e, se il capo verrà lavato spesso, lo provo anche dopo il lavaggio. Su cotone e lino il traforo può aprirsi un po’; su alcuni sintetici, invece, il vapore o il calore possono chiuderlo o deformarlo.

Quando voglio più caduta, spesso provo un uncinetto mezzo numero più grande di quello consigliato dal filato. Quando invece mi serve un effetto più definito, resto sulla misura indicata o scendo leggermente. È un margine piccolo, ma nel traforo cambia molto.

Leggi anche: Lavorare a maglia fa male al cuore? Ecco quando preoccuparsi

Il bordo tiene in piedi il motivo

Nei motivi molto aperti il bordo inferiore o laterale tende a ondulare. Per questo, spesso chiudo con una fascia più compatta o con una rifinitura semplice: non è un vezzo estetico, è un modo per dare stabilità. Anche i segnabordi aiutano: io ne uso uno ogni 10 o 12 punti nei lavori lunghi, così noto subito se sto perdendo il conto.

Una volta capito questo metodo, i trafori smettono di sembrare fragili o complessi e diventano molto più gestibili. Il passaggio successivo è evitare gli errori che, in pratica, rovinano quasi sempre il risultato.

Gli errori più comuni che chiudono troppo il lavoro

  • Filato troppo spesso per un motivo delicato: il disegno si appiattisce e perde aria.
  • Uncinetto troppo piccolo: i fori si stringono, la mano si irrigidisce e il tessuto resta duro.
  • Tensione irregolare: una parte del lavoro tira più dell’altra e il motivo perde continuità.
  • Campione saltato: senza prova iniziale non capisci come si comporterà il punto a capo finito.
  • Bordo trascurato: anche un traforo riuscito sembra mal fatto se non ha una chiusura ordinata.
  • Schema troppo ambizioso per il progetto: un motivo complesso non salva un filato sbagliato o un uso poco adatto.

Il problema più frequente, secondo me, è credere che il traforo “funzioni da solo”. In realtà il punto deve essere aiutato da tre cose: filato coerente, tensione costante e rifinitura finale. Se ne manca una, il risultato perde subito pulizia.

C’è anche un equivoco molto comune: più il motivo è aperto, più deve essere leggero il filato. Non è una legge assoluta, ma è spesso la scelta più sicura. Un filato pesante in un disegno aereo crea un contrasto visivo che raramente migliora il capo.

Quando questi aspetti sono sotto controllo, scegliere il motivo per il progetto giusto diventa molto più semplice.

Come scelgo il motivo giusto per sciarpe, top e accessori

Per i top estivi e i copricostumi preferisco reti regolari o ajour con filati sottili o medi, spesso in cotone mercerizzato, lino o viscosa. Una gamma intorno a 250-400 m per 100 g di solito offre leggerezza senza far collassare il disegno. Qui il punto deve respirare, ma non diventare fragile al primo uso.

Per sciarpe e stole mi orienterei più volentieri sul salomone o sul filet, perché danno un effetto leggibile anche da lontano e stanno bene con filati morbidi. In questo caso conta molto la caduta: se il tessuto resta troppo rigido, la stola perde eleganza; se è troppo aperto, sembra incompleta.

Per borse e shopper conviene invece scegliere un traforo più compatto, spesso filet o punto incrociato. Il motivo resta decorativo, ma deve anche sostenere peso e forma. Qui un filato di cotone più consistente è spesso più utile di uno molto scorrevole.

Per bordi e rifiniture il picot è una soluzione semplice ma intelligente: non invade il capo, lo incornicia. È il classico dettaglio che non si nota subito, ma che fa sembrare il lavoro più curato.

La regola che tengo sempre a mente è questa: il traforo deve essere bello da vicino e da lontano. Se il disegno funziona solo quando lo guardi da molto vicino, probabilmente è troppo fragile per il progetto che stai facendo.

Resta un ultimo punto, forse il più utile di tutti, perché riassume il modo in cui io valuto se un motivo traforato vale davvero il tempo investito.

Le tre scelte che fanno davvero la differenza sul risultato finale

Se devo ridurre tutto a una regola pratica, il traforo riesce quando disegno, filato e tensione lavorano nella stessa direzione. Prima di partire, preparo un campione, lo misuro con calma e verifico se il motivo mantiene leggibilità anche dopo una piccola prova di lavaggio o vapore, quando il filato lo richiede.

  • Se il progetto deve essere elegante, scelgo un motivo leggibile e non troppo frammentato.
  • Se deve essere portabile, privilegio bordi stabili e un filato che non si deformi subito.
  • Se deve restare molto arioso, aumento la distanza tra i punti solo quanto basta, senza sacrificare la definizione.

È questo equilibrio che trasforma un semplice esercizio in un lavoro davvero riuscito: non il numero di fori, ma la qualità con cui sono distribuiti e sostenuti. Quando parti da qui, i motivi traforati smettono di essere un effetto decorativo qualsiasi e diventano una scelta progettuale precisa, capace di dare valore a tutto il capo.

Domande frequenti

Il punto filet è il più facile da leggere, perché crea una griglia regolare di pieni e vuoti. Il punto rete o ajour è il più leggero e adatto a top estivi e copricostumi, mentre il salomone dà un effetto più elegante e fluido. Il picot, invece, funziona meglio come rifinitura.

Bisogna rispettare il multiplo indicato dallo schema, spesso di 2, 3, 4 o 6 punti. Se provi ad adattarlo a occhio, le ultime colonne non tornano e il bordo perde simmetria. Nei trafori, il disegno dipende proprio da quella sequenza.

L'articolo consiglia un campione di almeno 12 x 12 cm. Va misurato da asciutto e, se il capo sarà lavato spesso, conviene controllarlo anche dopo il lavaggio. Su alcuni filati il motivo si apre o si chiude, quindi il campione ti dice subito come si comporterà davvero.

Per top e copricostumi funzionano bene cotone mercerizzato, lino e viscosa, spesso con titoli intorno a 250-400 m per 100 g. Per scialli e stole servono filati morbidi che diano caduta; per borse e shopper è meglio un traforo più compatto, spesso filet o punto incrociato. Nei motivi aperti il bordo finale va tenuto più stabile, altrimenti il lavoro ondula.
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filet picot campione rete salomone

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Autor Renata Longo
Renata Longo
Mi chiamo Renata Longo e ho accumulato 13 anni di esperienza nel settore dell'intrattenimento, del lifestyle e dell'organizzazione di eventi. La mia passione per queste aree è nata molti anni fa, quando ho iniziato a esplorare il mondo degli eventi e delle esperienze uniche che possono arricchire la vita delle persone. Mi piace scrivere di tendenze, suggerimenti pratici e idee innovative, aiutando i lettori a comprendere come rendere ogni occasione speciale e memorabile. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni utili e aggiornate, verificando sempre le fonti e confrontando diverse prospettive. Cerco di semplificare argomenti complessi, rendendoli accessibili a tutti, e di organizzare le mie conoscenze in modo chiaro e comprensibile. La mia missione è quella di ispirare e guidare chi desidera vivere al meglio il proprio tempo libero, attraverso eventi e stili di vita che riflettono le proprie passioni e desideri.
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